*di Gaetano Masciullo
Quando pensiamo al Medioevo, solitamente ci vengono in mente scenari cupi, terrore religioso, guerre, peste, invasioni, precarietà e analfabetismo. Oggi gli storici sono unanimi nell’affermare che questi stereotipi sono contrari a quella che fu la realtà storica di un periodo complesso che ha attraversato circa mille anni, dalla caduta dell’Impero romano occidentale alla scoperta dell’America.
Il santo che la Chiesa venera oggi, Tommaso d’Aquino, vissuto nel XIII secolo, incarna in maniera sublime lo 'spirito medievale' e ci dimostra quanto esso sia distante dai nostri pregiudizi. Al contrario, la cristianità medievale emerge come fondamento di civiltà, ancor prima che di identità religiosa. Questo significa che non bisogna essere cattolici per apprezzare e riconoscere gli insegnamenti e i progressi (non solo morali) che essa ha portato all’umanità.
Tommaso d’Aquino, esponente di spicco dell’Ordine Domenicano, è stato proclamato Dottore della Chiesa e considerato, di fatto, il massimo teologo cattolico. Non dobbiamo immaginarcelo, tuttavia, come un dotto rinchiuso e chino sui manoscritti. È stato un uomo che ha viaggiato per l’Europa, ha frequentato persone di ogni classe (Papi, monaci, vescovi, contesse e signori di corte, semplici contadini e balie) e appartenenti a popoli differenti, studiava opere di autori pagani, ebrei, cristiani e musulmani, antichi e nuovi, ricercando solo la sapienza e la verità.
Figlio di una famiglia nobile di origine longobarda e una delle più nobili dell’allora Regno di Sicilia, nacque a Roccasecca, attuale Lazio, nel 1225. Essendo l’ultimo figlio, si decise di destinarlo all’Ordine Benedettino, con il vivo desiderio di vederlo un giorno abate di Montecassino, ricco e potente. E in effetti sin da tenera età, Tommaso fu formato dai benedettini. Ma a causa di una guerra scoppiata tra il Papa e l’imperatore Federico II di Napoli, Tommaso si vide costretto ad abbandonare gli studi nell’abbazia per proseguirli presso l’Università di Napoli. Qui conobbe i Domenicani e decise di diventare uno di loro. Sulla strada per la Germania, dove lo attendeva un altro grande santo, Alberto Magno, fu però rapito dal fratello e rinchiuso in una torre per diverso tempo, nella speranza che Tommaso mutasse idea. Dopo settimane di resistenza, la madre si arrese e lo lasciò al suo destino.
Tommaso d’Aquino è autore di un’opera monumentale, la Somma di teologia, che a dispetto del nome affronta questioni che spaziano dalla filosofia alla psicologia al diritto al pensiero politico. Negli ultimi anni, il pensiero tommasiano è stato gradualmente riscoperto nelle grandi università anglosassoni, da pensatori che spesso si definiscono agnostici o persino atei, segno che il pensiero di Tommaso è capace di parlare all’uomo, ancor prima che al cristiano.
San Tommaso d’Aquino è stato anche un uomo di profonda spiritualità e preghiera. È forse questo il vero segreto della sua sapienza. Poco prima di morire nel marzo 1274, durante la celebrazione di una Messa si sentì profondamente turbato e decise così di bruciare tutti i manoscritti del suo capolavoro, ritenendoli poco più che paglia. Ma pregando dinanzi al Crocifisso, udì una voce che esclamò: «Bene scripsisti de me, Thoma! – Hai scritto bene di me, Tommaso! Quale sarà la tua ricompensa?». Viviamo anche noi sì da fare nostra la risposta di san Tommaso: «Nient’altro che Te, Signore!».