Cosa significa oggi “carità cristiana”?
“Nell’ottica contemporanea e sulla base della mia esperienza sociale, la carità cristiana consiste nella capacità d’immedesimarsi nella situazione altrui per annunciarle il Vangelo del perdono e della speranza. Vivere la carità in ottica cristiana comporta un itinerario di conversione, poiché quei poveri che Gesù ha detto essere sempre tra di noi possano diventare i nostri veri evangelizzatori. Le prospettive si girano. Pertanto, i cristiani non fanno la carità, bensì si lasciano interpellare dai mille Lazzari che si nutrono delle briciole del mondo ingordo, contribuendo a cambiarne qui e ora la condizione esistenziale, non semplicemente promettendo loro un futuro Paradiso di felicità …”
Fra Martino Dotta
“Tra le molte interpretazioni di questo termine ve ne sono due che vorrei sottolineare: la carità “concreta”, pratica, operativa, quella che porta aiuto concreto all’altro, al sostentamento, all’offrire cibo, abiti, spazi e oggetti di uso quotidiano; e la carità “astratta” dell’ascolto, dell’accoglienza, dell’amicizia, dell’attenzione all’altro anche quando sembra non riuscire a dirci quello che ha nel cuore, della pazienza; ambedue importanti e complementari tra loro”.
Tiziana Zaninelli Vasina, pastorale diocesana e docente
“La carità cristiana è più che la filantropia che di per sé è lodevole. La carità cristiana è manifestare l’amore gratuito assimmetrico di Dio Padre rivelato nella vita di Cristo e in pienezza sulla Croce. Per oggi penso che siamo chiamati ad entrare nella logica della con-passione con ogni persona che soffre e così come lo ha ben espresso il teologo G.B. Metz nel suo libro Memoria passionis, indicando al cristiano la funzione di essere “memoria della passione di Gesù Cristo” nella sua con-passione con il sofferente.”
Don André Jerumanis, Professore alla Facoltà di Teologia di Lugano