Come ci interroga come cristiani il fenomeno della migrazione?
“In una prospettiva biblica e teologica, il fenomeno della migrazione dovrebbe ricordarci che siamo tutti pellegrini e forestieri su questa terra, di passaggio, senza poter avere approdi definitivi. Ce l’insegna l’intera storia d’Israele, come pure l’itineranza cristiana. A fronte di questa costatazione, la presenza talvolta drammatica di migranti dovrebbe rammentarci il comandamento dell’amore per il prossimo, quindi il dovere dell’accoglienza e della condivisione.”
Fra Martino Dotta
“È quasi quotidiana la visione di immagini di barconi carichi di uomini, donne, bambini che cercano di migliorare la loro vita attraversando il mare per giungere in Europa, pagano un prezzo elevatissimo non soltanto in termini finanziari ma anche di sopravvivenza. La Chiesa cerca di rispondere in modi diversi a livelli diversi: dalla visita di papa Francesco a Lampedusa, all’impegno delle nostre parrocchie ticinesi per i centri di accoglienza, dal richiamo ai politici perché evitino la costruzione di muri alle frontiere all’impegno dei singoli nell’aiuto ad associazioni che intervengono per il sostegno ai migranti. Il nostro Paese ha una lunga e consolidata tradizione di accoglienza e di aiuto umanitario che non deve venire meno in periodi di crisi, si vince la paura con la conoscenza non con l’inasprimento delle misure di polizia che pure sono necessarie.”
Tiziana Zaninelli Vasina, pastorale diocesana e docente
“La mobilità umana è un "segno dei tempi". Esiste una fratellanza universale perché ogni essere umano è creato ad immagine di Dio e chiamato ad essere figlio del Figlio. Il principio di solidarietà, di compassione e di accoglienza deriva dalla responsabilità umana e cristiana in quanto siamo uomini e in quanto siamo cristiani. Nello stesso tempo, occorre riconoscere che è necessario risolvere i problemi che generano la volontà di lasciare la sua patria, la sua cultura, la sua famiglia. Inoltre, offrire il sogno di una società di consumo secolarizzata al massimo dello sviluppo ai fratelli e alle sorelle dell’Africa non è il massimo.”
Don André Jerumanis, Professore alla Facoltà di Teologia di Lugano