Penso alla recente enciclica sull’ecologia. Come rendere concreto il messaggio di Papa Francesco?
“Nell’enciclica Laudato si’, Papa Francesco c’invita a riscoprire l’ecologismo evangelico di san Francesco d’Assisi. Il riconoscere in ogni essere vivente, in ogni creatura, persino nella più infima, la presenza benevola di Dio comporta un cambiamento radicale di paradigma. Non si parla più di sfruttamento e sottomissione, bensì di fratellanza universale e di uso parsimonioso e rispettoso delle risorse.”
Fra Martino Dotta
È banale scrivere che un papa che ha scelto il nome del santo di Assisi non poteva non tornare sul Cantico delle creature. Non è banale riflettere sul tema della protezione della natura, sul rispetto di ogni essere vivente, sulla cura dei luoghi e degli spazi che l’uomo ha occupato. Nella nostra vita quotidiana sono molte le buone abitudini che possiamo acquisire per cercare di essere maggiormente rispettosi della natura nel senso ampio della natura: dal separare e riciclare i rifiuti domestici all’acquisto di verdure e frutta di stagione, dal resistere al consumismo sfrenato all’evitare di sprecare risorse, dalla scelta di energie rinnovabili all’uso dei mezzi pubblici, gesti quotidiani, banali, ma che moltiplicati per migliaia di cittadini sono assai fruttuosi.
Tiziana Zaninelli Vasina, pastorale diocesana e docente
“Francesco presenta una concezione di ecologia integrale che fa vedere il legame che esiste tra i disordini del cuore umano, quelli della casa comune e di un certo modello economico. È bellissima. E’ profetica. Aldilà di alcuni argomenti che possono essere discussi, come per esempio sulle cause del cambiamento climatico, non si può negare l’effetto devastante dell’inquinamento sulla salute che deriva da un certo stile egoistico di vita. È un enciclica che interpella ogni uomo di buona volontà, lo chiama a riflettere sul suo modo di vivere, a rileggerlo in un modo più relazionale agli altri membri della società attuale e futura. La concretezza della risposta dipenderà dalle coscienze individuali, dall’educazione e della politica stessa.”
Don André Jerumanis, Professore alla Facoltà di Teologia di Lugano