di Don Nicola Zanini
Immagino non sia stato semplice, per Mauro Valsangiacomo, lasciare definitivamente il suo atelier di pittura e scultura a Viganello. Invitato per una “visita finale”, con i cinque sensi ho percepito la nascita, la crescita e la vita di un rapporto tra l’artista e quel luogo. Di fronte al mio essere bambino divertito tra colori e profumi, Mauro Valsangiacomo ha colto un po’ del mio entusiasmo, offrendomi la possibilità di scegliere qualche opera che avrebbe regalato al Centro Pastorale San Giuseppe. Tra le tele marcatamente dipinte ho scelto un percorso collegato al Mistero Pasquale: l’Incarnazione (Madre col Bambino), l’Ultima Cena, la Crocifissione, la Deposizione nel Sepolcro, la Risurrezione, il Volto di Maria, la Pentecoste. In attesa di una collocazione e per sottolineare la donazione, si è pensato di esporre queste opere nel significativo Chiostro dell’ex Monastero della Cappuccine a Lugano, ora nuovo Centro Pastorale Diocesano San Giuseppe. Lo si fa nell’imminenza della Pasqua e fino alla Pentecoste, affinché questo percorso artistico e concreto, ma nel contempo misterioso ed “astratto”, possa aiutare i visitatori ad entrare dentro un Mistero pasquale che vuole coinvolgere tutti. «Il triduo della passione e della risurrezione del Signore risplende al vertice dell’anno liturgico, poiché l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, con il quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita»1 Mauro Valsangiacomo va al cuore del Mistero Pasquale di Cristo; opere che ci portano dunque al vertice, dall’Ultima cena alla Pentecoste in un batter d’occhio; segno di unità tra l’unico Mistero che noi viviamo con singole celebrazioni in un periodo di poco più di 50 giorni, ma che già nei primi secoli della storia della liturgia, attestati poi pienamente da Ambrogio ed Agostino, venivano visti con un solo grande giorno di festa. La scelta dei soggetti effettuata da mistero unico da celebrare e vivere: per noi e per la nostra salvezza discese dal Cielo. Cammino artistico e concreto, misterioso ed “astratto”. Il Mistero pasquale non è una favoletta che inizia poveramente e dolcemente a Betlemme e, passando dai sentieri tortuosi del Calvario, si conclude a lieto fine con la Pasqua e la Pentecoste. Qui non si tratta di “C’era una volta...” o di “... e vissero felici e contenti”. Il Mistero della nostra salvezza è realtà intrisa di umano e di divino, di fede e di speranza, di quotidianità e di “attualità”, di salvezza e di eternità. La plasticità e la materialità, direi quasi eccessiva, dei colori utilizzati dall’artista, mi ricorda tutto l’aspetto umano e quotidiano del Mistero Pasquale. Un Dio che si è fatto concretamente e realmente Uomo: da Betlemme al Calvario. Un Mistero che ha dell’incredibile e dell’inimmaginabile, come ricordava il vescovo Valerio nell’omelia per il Natale 2014. Ma questo Dio che si è fatto Uomo affinché l’umanità fosse redenta e divinizzata, è dentro il Mistero della Trinità, è nostro Redentore e Salvatore, è Figlio di Dio. Un Dio che non si poteva raffigurare, ma che il Figlio ci ha rivelato. Dentro i contorni dei volti, a dire un’umanità concreta, troviamo nelle opere di Valsangiacomo un’astrattezza, che richiama il Mistero. E se è vero che il Figlio ci ha rivelato il Padre, una sua raffigurazione precisa e ritrattistica è sempre parziale e limitata, perché l’unica vera immagine di Dio noi la scorgiamo in Cristo e nell’Evangelo, da scolpire e colorare soprattutto nel cuore e nella vita. Per questo l’”astratto” delle opere mi coinvolge. Così non mi scandalizza il Cristo della Risurrezione, umano ma non troppo, dunque misterioso, nel senso che è dentro il Mistero Pasquale. È il Risorto del Vangelo, non riconosciuto da Maria e dai discepoli (cfr.ad esempio Giovanni 20,15). Non mi scandalizza nemmeno il volto senza occhi, naso e bocca di Maria e dei discepoli nella Pentecoste, perché ancora una volta siamo al cuore dell’Evangelo: difatti chiunque fa la volontà del Padre, è fratello, sorella o madre del Cristo (cfr. Matteo 12,50) e si può rispecchiare e lasciar affascinare da quei volti che, essendo liberi, accolgono.
Vedi Volantino allegato
1 Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n. 18.