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Dom 15 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Un mondo ortodosso in crisi celebra una Pasqua difficile

    di Gino Driussi

    Questa notte e domani, anche quest’anno dunque una settimana dopo le Chiese d’Occidente, le
    Chiese ortodosse e le antiche Chiese orientali, seguendo il calendario giuliano, celebrano con la
    massima solennità la Pasqua, la “festa delle feste”.
    Come già nel 2022, la guerra in Ucraina getta una funesta ombra sulla Pasqua ortodossa, poiché
    vede contrapposti due schieramenti che condividono la stessa fede. Di conseguenza, il mondo
    ortodosso sta vivendo una delle peggiori crisi della sua storia, il cui inizio si può far risalire al
    giugno 2016, con il fallimento del “santo e grande Concilio” – preparato durante una cinquantina
    d’anni tra mille difficoltà – convocato a Creta dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I ma
    boicottato quasi all’ultimo momento dalle Chiese di Mosca, di Antiochia, della Bulgaria e della
    Georgia. Successivamente, nel gennaio 2019 l’auto-costituitasi Chiesa ucraina indipendente (che
    comprendeva tra l’altro due Chiese considerate scismatiche dall’intero mondo ortodosso!) chiese
    e ottenne dallo stesso Bartolomeo l’autocefalia, il che mandò su tutte le furie (ricordiamo che Kiev
    è la culla storica dell’ ortodossia russa, dove nacque nel 988) il patriarca di Mosca Kirill, il quale ha
    rotto da allora la comunione ecclesiastica con Costantinopoli e con le Chiese che in seguito hanno
    riconosciuto la nuova Chiesa, finora quella greca, quella di Cipro e il patriarcato di Alessandria.

    Due Chiese ortodosse

    Ad aggravare la situazione è poi giunta la guerra in Ucraina: il più volte reiterato appoggio dato al
    presidente russo Putin da Kirill continua a provocare tensioni e disapprovazione all’interno stesso
    dell’ortodossia. Attualmente in Ucraina vi sono due Chiese ortodosse principali: quella dipendente
    dal Patriarcato di Mosca, che gode comunque di un'indipendenza amministrativa quasi totale
    dal Santo Sinodo della Chiesa russa e che con le sue 12 mila parrocchie o associazioni è
    maggioritaria, e la Chiesa ortodossa ucraina, quella appunto cui Bartolomeo ha concesso
    l’autocefalia e che ne ha la metà. Non dimentichiamo inoltre la presenza della Chiesa greco-
    cattolica, in piena comunione con Roma, e della Chiesa cattolica latina, entrambe minoritarie.
    La guerra non ha fatto altro che accentuare la rivalità tra le due principali Chiese ortodosse del
    Paese. Sebbene quella legata a Mosca abbia preso chiaramente le distanze da Kirill in seguito
    all’aggressione militare della Russia e si sia autoproclamata autonoma e canonicamente
    indipendente , è guardata con sospetto dalle autorità politiche ucraine ed è oggetto di non poche
    angherie, l’ultima delle quali la decisione presa dal Ministero della cultura di sfrattare dal famoso
    Monastero delle Grotte di Kiev (proprietà dello Stato ucraino) , culla della cristianità slava, i 220
    monaci e i 300 studenti di teologia che vi risiedono, decisione che sarebbe dovuta diventare
    operativa a fine marzo ma che non è stata ancora messa in atto in seguito ai sit-in di protesta che
    si susseguono. Dall’altra parte, però, c’è da registrare qualche tentativo di riavvicinamento tra le
    due Chiese, come lo dimostra un incontro di loro rappresentanti lo scorso febbraio allo scopo –
    che sembra comunque lontano – di trovare un terreno comune e magari di costituire un’unica
    Chiesa. A questo proposito è stato anche firmato un appello congiunto.

    Ripercussioni ecumeniche

    Le divisioni interne all’ortodossia non mancano peraltro di avere gravi ripercussioni sul dialogo
    ecumenico, anche se è fallita la richiesta di espellere la Chiesa ortodossa russa dal Consiglio
    ecumenico delle Chiese. Ad esempio, la Commissione mista internazionale di dialogo teologico
    cattolico-ortodossa non si riunisce più in assemblea plenaria dal settembre 2016 (complice anche
    il Covid). Inoltre potrebbero essere vanificati anche i tentativi di trovare una data di Pasqua
    comune per tutti i cristiani anche dopo il 2025, anno in cui i due calendari – gregoriano e giuliano –
    coincidono, proprio quando cadranno i 1700 anni del primo Concilio ecumenico, quello di Nicea.

    Le celebrazioni in Ticino sabato 15 e domenica 16 aprile

    Queste le celebrazioni pasquali delle varie comunità ortodosse in Ticino:
    Chiesa greco-ortodossa (Patriarcato di Costantinopoli): sabato 15 aprile alle 16 nella chiesa-oratorio di S. Rocco a Bissone.
    Chiesa ortodossa russa: sabato a mezzanotte e domenica 16 aprile alle 10 nella cappella di Melide (via al Doyro).
    Chiesa ortodossa serba: sabato alle 23 nella chiesa di S. Rocco a Lugano e domenica alle 9 nella chiesa di S. Giovanni a Bellinzona.
    Comunità ortodossa della Svizzera italiana: questa sera alle 23 nella chiesa del Sacro Cuore a
    Lugano e domani alle 10.30 nella chiesa della Madonnetta, sempre a Lugano.
    Antiche Chiese orientali. Per la Chiesa siro-ortodossa, la liturgia della Risurrezione si celebrerà sabato alle 20 nella Collegiata di Bellinzona, mentre per la comunità ortodossa eritrea l’appuntamento è per mezzanotte nella chiesa parrocchiale di S. Lucia a Massagno.

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