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Il Papa: la teologia non fa teorie ma illumina il Vangelo

Che la teologia nasca e cresca “in ginocchio” non è concetto nuovo nel magistero del Papa. Francesco lo recupera nel discorso tenuto al cospetto dei teologi della Commissione Internazionale, che celebrano con lui il mezzo secolo di lavoro, cesellando ulteriormente una riflessione che ruota attorno a un punto essenziale: per aiutare la missione della Chiesa la teologia deve possedere “il respiro del Vangelo” e quindi non procedere per astrazioni, ma attirare per la sua capacità di calare le altezze della fede nel vissuto di ogni giorno.

Alla cattedra della vita

Papa Montini non aveva voluto di meno quando istituì la Commissione l’11 aprile del ’69. L’idea di fondo – afferma Francesco riferendosi anche al lungo e denso messaggio scritto da Benedetto XVI

per l’occasione – era che il lavoro degli specialisti chiamati a farne

parte creasse “un nuovo ponte fra teologia e magistero”, per non

disperdere la “feconda” stagione del Concilio. Un luogo di confronto in

cui “la diversità delle culture e dei vissuti ecclesiali arricchisse la

missione affidata dalla Santa Sede alla Congregazione per la Dottrina

della Fede”. Un compito, sostiene il Papa, tutt’oggi valido per gli

“eredi” dei vari Henri de Lubac e Karl Rahner:

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