L'esercizio 2025 della CEC si chiude con un'eccedenza di ricavi di 85'554 franchi, riferisce il Servizio di comunicazione della Chiesa cattolica di Friburgo in un comunicato del 15 giugno 2026. Questo risultato contabile permette alla CEC di rinunciare allo scioglimento di accantonamenti e riserve. È il frutto di una «ottima disciplina collettiva», come ha sottolineato Marc Joye, responsabile delle finanze in seno al Consiglio esecutivo. Osserva che la CEC e i suoi organi dirigenti hanno pochissimo margine di manovra, poiché l'85% del bilancio è costituito da spese per il personale (65%) e spese vincolate (17%). Le spese di funzionamento rappresentano solo il 15% delle uscite totali.
Donazioni supplementari
Il Consiglio esecutivo propone di utilizzare l'eccedenza di ricavi nel modo seguente: anzitutto, 25'000 franchi saranno versati alle istituzioni per compensare le riduzioni di donazioni decise nel bilancio 2026. Esse avevano dato luogo a vivaci dibattiti in seno all'Assemblea. Fu a malincuore che la CEC aveva dovuto ridurre i propri contributi di quasi 30'000 franchi nell'esercizio 2026. Inoltre, il Consiglio esecutivo propone di versare una donazione supplementare di 25'000 franchi al vescovado per aiutarlo a coprire le spese di funzionamento. La difficile situazione del vescovado aveva pure sollevato molte discussioni nell'ultima Assemblea. Infine, 30'000 franchi saranno versati in un fondo di riserva a disposizione del Consiglio esecutivo per rafforzare la capacità di reagire a bisogni non previsti e non prevedibili.
Piano quinquennale approvato
Il nuovo meccanismo del piano quinquennale, approvato dall'Assemblea della CEC, prevede la creazione di un «fondo di fluttuazione» a disposizione del Consiglio esecutivo. Uno dei suoi scopi è permettere alla CEC di compensare le perdite nell'arco di una legislatura. Questo modo di procedere contribuirà a stabilizzare i contributi delle parrocchie.
Il saldo di 5'555 franchi è attribuito ai fondi propri. I delegati hanno approvato i conti 2025 e la destinazione dei ricavi proposta dal Consiglio esecutivo all'unanimità, con un'astensione.
Effetti finanziari incerti
L'Assemblea è anche l'occasione per evocare il futuro, osserva la Chiesa cattolica di Friburgo. Per Marc Joye, «sfide di grande portata ci spingeranno a rivedere il nostro piano finanziario. Una prima sfida riguarda le spese. Le realtà sociali cambiano, comportando un aumento dei bisogni in materia di diaconia, solidarietà, accompagnamento e sostegno alle persone più fragili. Le richieste rivolte alla Chiesa aumentano e necessitano di mezzi adeguati per rispondere alle nuove situazioni di precarietà, isolamento e vulnerabilità. La Chiesa non deve e non può ignorare questi bisogni. Inoltre, la visione pastorale del vescovo evolve, per rispondere meglio alle attese dei parrocchiani. L'orientamento a raggruppare alcuni compiti a livello sovraparrocchiale o di poli avrà un impatto sul finanziamento della CEC. La combinazione di questi due fattori ci obbligherà a rivedere la definizione dei compiti attribuiti alla CEC. Lavoriamo in stretta collaborazione con i delegati del vescovo sulla lista dei compiti prevista dal nostro Statuto.»
Perequazione
Un altro tema importante che susciterà discussioni nei prossimi mesi è la questione della perequazione finanziaria tra parrocchie agiate e parrocchie meno fortunate, se non povere. Questa perequazione, istituita insieme alle basi legali e alle strutture della CEC, assomiglia a quella in vigore tra i comuni del cantone o tra i cantoni della Confederazione.
Secondo Marc Joye, questa perequazione non è tuttavia sufficiente: «Stiamo attualmente lavorando a una riforma che sarà cruciale per il finanziamento duraturo della nostra Chiesa negli anni a venire.» Il presidente dell'Assemblea, Bernhard Altermatt, ha ricordato che un adeguamento della perequazione finanziaria tra parrocchie, anche limitato, rafforzerà il funzionamento della Chiesa cattolica di Friburgo e sarà un reale riflesso della solidarietà vissuta nella nostra società e tra i fedeli. (cath.ch/com/rz)