Il tema delle relazioni
Entriamo nei risultati. Se guardiamo alle relazioni – un tema particolarmente sentito a questa età – i giovani intervistati confermano l’importanza e la centralità dei genitori e degli amici, ma soprattutto del coltivare rapporti offline prima ancora che online. Hai relazioni significative nella tua vita? Il 74% dice «molto». Quella con i genitori è la relazione più significativa per il 55,7%. Le relazioni in Rete sono per lo più abbastanza/poco significative (55,1%) o per niente significative (36,6%).Di cose belle si parla prima con gli amici (38,7%) e poi con i genitori (27,7%), mentre dei problemi prima con i genitori (42%) e poi con gli amici (29,1%).Dio è sentito vicino dal 90% dei giovani
Dio è sentito come vicino, lo sentono principalmente individualmente e nelle emozioni: nel silenzio interiore (41%), nei momenti forti di gioia o dolore (36,3%), nelle proposte della Chiesa (13,5%). Una Chiesa che, secondo i “veri” Nativi Digitali – come confermato anche dalle indagini realizzate dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo -, può servirsi dei social network per raggiungere i giovani dove i giovani sono, nei luoghi che abitano con familiarità; un uso che potremmo definire “strumentale” della Rete, per raggiungere più persone (35,5%), per raccogliere opinioni (28,9%).I giovani hanno qualcosa da dire alla Chiesa e vogliono dare il loro contributo
Dall’ascolto dei giovani emergono alcune prime piste interpretative generali.
1) I giovani non sono chiusi, al contrario manifestano il desiderio di essere raggiunti nei luoghi “virtuali” e “reali” dove sono ogni giorno; la Chiesa “in uscita” può farlo.
2) I giovani hanno cose da dire, anche alla Chiesa; per il 67,7% dei giovani far sentire la propria voce è molto importante; per loro è più facile esprimersi tu per tu (50,4%) o in piccoli gruppi informali (41,1%), mentre non è semplicissimo esprimersi nella Chiesa, che li ascolta poco/abbastanza per il 63,8%.
3) La Chiesa ha di fronte giovani disponibili a essere protagonisti del loro tempo, a mettersi all’opera; il 42,3% ha il desiderio di dare il proprio contributo a partire da ciò che si sa fare, e questa risorsa va coltivata.
Se questo vale per i giovani in generale, da parte loro i più vicini alla Chiesa chiedono di essere più valorizzati, in quanto sono poco “attenzionati” proprio per il fatto di essere in una età del limbo, il limbo della giovinezza, la terra di nessuno. Ma anche la giovinezza ha le sue pene, le sue scelte complicate da prendere. Diventare adulti non è cosa da poco, non è a costo zero.
Chi si è allontanato dalla Chiesa lo ha fatto per "pensare con la sua testa"
Infine, coloro che si sono allontanati dalla Chiesa lo hanno fatto perché hanno iniziato a “pensare con la loro testa”, oppure non hanno trovato nella fede la risposta alle loro domande, ma comunque ritengono la Chiesa un ambiente troppo giudicante.
I giovani vogliono una Chiesa di gente che si spenda e ci metta la faccia
Che Chiesa vorrebbero i giovani? Le metafore emerse ci fanno pensare a una Chiesa “multiservizi”: il talk show / circolo culturale, l’agenzia per il lavoro, il laboratorio protetto, il counseling (non solo religioso), una casa e una famiglia accoglienti. In definitiva, una Chiesa presente nei territori, fatta di persone “in carne e ossa”, autorevoli e al contempo umili, che si spendono e ci mettono la faccia, persone che ascoltano, dialogano, accompagnano e sostengono le loro scelte.fonte: sito diocesi di Milano/red